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Effetto Pigmalione: la profezia che si auto avvera. 6 un voto?

Oggi voglio parlarti dell’effetto psicologico denominato “effetto Pigmalione”. Lo conosci?
È un po’ la profezia che si autoavvera.
Ma niente di magico! Infatti è stato dimostrato scientificamente da anni di ricerche.

L’effetto Pigmalione è noto anche con il nome di “effetto Rosenthal”.

È stato studiato e dimostrato nel contesto didattico.
In sostanza se un insegnante ha delle convinzioni di partenza a priori sulla bravura del proprio studente tale credenza influenzerà l’andamento scolastico dello studente.

Alla faccia del mantra “non avere pregiudizi”.

Se gli insegnanti pensano che un bambino sia poco dotato lo tratteranno come tale inconsciamente in modo differente rispetto agli altri.

In sostanza possiamo definire tale effetto così: i risultati di una persona vengono influenzati da chi la circonda.

E questo vale per ogni contesto di vita!

Insomma le aspettative proprie e altrui possono tradursi in realtà proprio grazie alla profezia che si autorealizza.

Non si tratta del pensiero positivo o della legge dell’attrazione ma dei risultati di uno dei più famosi studi psicologici di 50 anni fa condotto dallo sperimentatore Rosenthal.

Pensa che se un insegnante ha delle convinzioni propositive su uno studente scarsamente dotato egli arriverà ad avere risultati straordinari.

Pensa al potere di questo effetto psicologico e come possiamo toccarlo con mano in ogni area di vita: professionale, affettiva e via dicendo.

Questo vale anche in Psicoterapia!

Se il terapeuta ha delle convinzioni a priori sul paziente (non dovrebbe capitare poiché siamo formati apposta per metterle da parte) questo potrà di per sè avere un effetto enorme sui fattori predittivi dell’efficacia di un percorso.

Tutti siamo condizionati dall’effetto Pigmalione e quindi è bene prenderne atto e sfruttarlo a nostro vantaggio!

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Caffè della gioventù perduta

“Nel mezzo del cammin della vera vita, eravamo circondati da una malinconia oscura, che tante parole tristi e beffarde hanno espresso, nel caffè della gioventù perduta” (Guy Debord)

Citazione tratta dall’omonimo libro del Nobel per la letteratura Modiano.

Il caffè della gioventù perduta parla d’altro in realtà: di un bar e di tante persone che l’hanno frequentato. Di una figura che aveva l’obiettivo di annotare tutti i nomi di coloro i quali passavano a “Le Condè” a caccia di punti fermi a Parigi. L’attenzione si sposta poi su Louki una donna misteriosa descritta dagli occhi di 4 persone secondo 4 diversi punti di vista.

Perché questa premessa?

Perché oggi spesso ci sentiamo persi nell’assenza di riferimenti solidi. Questo genera un senso di vuoto e confusione su quanto proviamo e rispetto all’altro.

Citando Recalcati, banalizzando, non esiste “Io” senza “Altro”.
Infatti se ti chiedo di parlarmi di te tu mi parlerai d’altro (famiglia, amici, lavoro).

Siamo il continuo compromesso tra noi e l’altro.
Ma a volta qualcosa si blocca.
Vengono meno i punti fermi ed i riferimenti.
Lo sguardo anziché generare speranza e movimento prospettico si volge all’indietro e si tocca con mano la malinconia.

Tale malinconia è essa stessa la vita.
La vita è amore e perdita.
Nel caffè della gioventù perduta annotiamo i nomi dei passanti (De Andrè), di chi ci ha fatto compagnia solo per un istante e oggi non c’è più perché semplicemente ha preso un sentiero diverso dal nostro.

Questo apre alla dimensione del dolore ma è essenziale imparare a conviverci e passeggiarci a braccetto.

Perché la gioventù perduta può essere una maturità ritrovata: “ l’avere ancora da essere”.

Libido e Destrudo

Il termine latino “libido” o “desiderio” ha diverse accezioni in Psicanalisi: per Freud è quella spinta di energia vitale che rappresenta la pulsione sessuale che sarà investita verso se stessi o un oggetto esterno.

Ma perché te ne voglio parlare?

Vedi, ci sono momenti della vita in cui ci si butta più sul lavoro, altri dove investiamo maggiormente sulle relazioni e altri ancora dove disinvestiamo da tutto (Destrudo).

Vi ricordate la danza di Eros (vita) e Thanatos (morte)?
Ecco queste sono le fondamenta.

Se ci pensi ha senso. Usciamo per un momento dal piano simbolico: l’identità ha bisogno di nutrimento esperienziale, di progettualità.
Possiamo dare questo nutrimento partendo dal piano intimo, da quello professionale o ancora affettivo relazionale.

La libido si sposta e viene da noi investita in un’area o nell’altra in base a come ci sentiamo e dove c’è maggior movimento di vita.
Questo spostamento non sempre è intenzionale e spesso è inconscio.

Hai presente quando iperperformi sul lavoro?
O quando ti butti unicamente sulle relazioni fino a creare meccanismi di dipendenza?

Altre volte andiamo via da tutto: l’isolamento.
O ancora spostiamo l’investimento su oggetti meno faticosi e più facilmente accessibili come le sostanze (anche il cibo è una sostanza).

Insomma noi abbiamo bisogno di avere da essere e di trovare una bussola progettuale che ci orienti indipendentemente che realizzeremo o meno quel progetto.
Se proviamo ad agire direttamente potremo sublimare e dare una forma all’esperienza.
Se eviteremo il dolore la libido attuerà inconsciamente il suo spostamento e potremo incontrare anche modi emotivamente faticosi.

Ansia: quando è generalizzata, buona o cattiva?

L’ansia è un’emozione caratterizzata da sentimenti di minaccia, tensione, preoccupazione e allerta che ha anche dei correlati fisiologici come l’aumento della pressione sanguigna e quindi del battito cardiaco.


L’organismo assume uno stato di maggior controllo e vigilanza dell’ambiente circostante ed infatti, biologicamente, quello che accade ha una funzione adattiva e cioè l’emozione nucleare paura vuole portare l’organismo che la vive ad un riposizionamento più o meno rapido di fronte ad uno stimolo apparentemente pericoloso.


Ad esempio se tu ti trovassi di fronte ad una tigre minacciosa la paura e l’ansia vissute ti porterebbero a riposizionarti e quindi a reagire: con la fuga o rispondendo all’attacco (ecco forse con una tigre di fronte eviterei di combattere e me la darei a gambe).


La situazione oggi è molto cambiata dalla vita selvaggia di una volta. Ecco che l’ansia di fronte al pericolo si vivrà in aree diverse della vita: a livello affettivo, lavorativo, per un esame etc.
Un certo grado di ansia è utile per affrontare le situazioni nel modo più vigile e funzionale possibile. E’ quando questa diventa eccessiva che può trasformarsi da adattiva a disfunzionale.


In questi casi si potrà vivere una difficoltà nel ritmo del sonno, una marcata sensazione di irritabilità e nervosismo, un senso generalizzato di affaticamento e tensione fino a sperimentare veri e propri sintomi fisici come cefalee e dolori.


In questi casi parlarne con un professionista potrebbe darti una mano nella gestione dell’ansia.
Hai mai vissuto una situazione di intensa ansia?

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